Foligno, 29/04/2008
Dal nostro inviato Gilberto SCALABRINI

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Nega di averla uccisa lui, ma contro questa accusa pesante come un macigno, c’è una testimone che ha raccontato alla polizia di aver visto tutto.
La vittima è una donna di 31 anni, Concetta Genta, napoletana, ma da molti residenti a Foligno con la madre e i fratelli.L’accusato è Giampaolo Properzi, gestore della locanda “Il cavaliere che non c’è”, in via dei Molini, dietro la scuola media “Carducci”. La notte scorsa, quando è stato fermato dagli agenti del commissariato, era “imbambolato”. L’Aggettivo è del vice questore Bruno Antonimi. Nei suoi occhi c’era una luce tagliente di uomo smarrito, confuso e impaurito.
Sembra che all’origine del delitto ci sia un violento litigio, consumato nel ristorante, e riguardante i pagamenti arretrati dell’affitto da parte della vittima che era disoccupata.
Aveva preso in locazione un anno fa un appartamento in via Butaroni 6, una traversa di via Garibaldi, di proprietà del Properzi.
Ieri sera, intorno alle ore 23, Concetta Genta si è presentata, accompagnata da un’amica, nella locanda di Giampaolo Properzi, 65 anni, e subito si sarebbe accesa la lite. La testimone sarebbe rimasta sulla porta del ristorante, ma ha raccontato alla polizia di aver visto i due litigare. Poi Giampaolo Properzi avrebbe afferrato un coltello da cucina, con una lama lunga 22 centimetri, e colpito al fianco sinistro la donna. Concetta Genta si è subito accasciata a terra, in una grossa pozza di sangue. A questo punto, il Properzi ha subito telefonato al 113, 112 e 118: “Correte, correte c’è tanto sangue”. Quando è arrivata sul posto l’ambulanza, il medico ha tentato subito di rianimare la giovane che è stata trasferita d’urgenza in ospedale. Purtroppo, per una brutta emorragia interna, poco dopo Concetta spirava.
Properzi è stato interrogato per tutta la notte dal vice questore aggiunto Bruno Antonimi. Ha ammesso la violenta lite con la sua inquilina, ma ha raccontato di averla persa di vista per qualche minuto e di averla poi trovata sanguinante sul pavimento, dopo che dal tavolo era sparito il grosso coltello da macellaio.
Una versione tutt’altro che convincente, perché sul pollice e sull’indice della mano destra della donna sono state trovate escoriazioni ed abrasioni, come se la donna si fosse difesa. Sul volto del Properzi alcuni graffi. Adesso si trova in stato di fermo di polizia giudiziaria con l’accusa di omicidio volontario, disposto dal pubblico ministero Pamela Isaia. E’ rinchiuso nel carcere di Capanne. La magistratura ha disposto per la vittima l’esame tossicologico. Sequestrati dalla polizia anche gli abiti del Properzi: alcuni capi presenterebbero probabili tracce ematiche, al vaglio della scientifica.
Una vicenda davvero triste, sulla quale stanno indagando anche gli uomini dell’anticrimine di Perugia diretti dal dottor Marco Chiacchiera.
Quella della notte scorsa –secondo una ricostruzione degli inquirenti- non sarebbe stata l’unica lite fra Giampaolo Properzi e Concetta Genta. Liti sempre violente, dovuti ai ritardi nel pagamento dell’affitto. Giampaolo abitava nello stesso stabile, al primo piano. La Genta al secondo. Di recente, la donna avrebbe restituito al Properzi le chiavi dell’appartamento e lui le avrebbe fatto trovare sull’androne dello stabile vestiti e oggetti personali. Così, quando ieri sera Concetta Genta è ritornata in via Butaroni 6 ed ha trovato sul portone d’ingresso la sua roba, ha pensato di andare a chiedere spiegazioni all’uomo. Voleva verificare –secondo l’amica che adesso è la testimone chiave del delitto- se avesse lasciato altri oggetti in casa. La stessa testimone afferma pure di aver visto i due litigare e con lo sguardo avrebbe visto ad un certo punto sparire il Properzi per qualche minuto. Lo stesso sarebbe poi riapparso con un coltello in mano. Lo testimone racconta pure di una colluttazione fra i due, durante la quale Concetta Genta avrebbe tentato di trattenere la mano del Properzi che impugnava l’arma. Poi avrebbe visto le gambe della Genta distese a terra, dietro un mobile, in una pozza di sangue. A questo punto l’amica della vittima smette a gridare aiuto e fugge.
La coltellata pare che abbia leso l’arteria femorale. Concetta Genta aveva precedenti di polizia per stupefacenti e reati contro il patrimonio. A carico del Properzi invece risultano precedenti per rissa e minaccia. L’uomo è difeso dall’avvocato Giuseppe Congiunti.
L’ARRESTATO
Lo conoscono tutti a Foligno. E tutti lo definiscono un personaggio molto stravagante. Il nome di Giampaolo Properzi saltò alla ribalta della cronaca nel 1980, quando fu eletto priore del rione Badia. Fino a questa data era un anonimo commerciante di via Garibaldi. Nella Quintana, invece, regalava spesso simpatici siparietti,sempre sulle corde dell’ironia con i vertici dell’ente giostra, tanto da essere visto come il fumo negli occhi. Per vincere la giostra ingaggiò, generosamente, anche cavalieri molto esperti, sconvolgendo di colpo le trattative di “mercato” e i budget delle contrade. L’Ente giostra, per evitare le fughe delle “lance”, fu costretta a correre ai ripari con il regolamento capestro del vincolo, ma Giampaolo s’impose sempre come Paperon de’ Paperoni.
Clamorosa fu la sua prima protesta nel corteo storico del settembre 1992, quando, insieme agli altri dirigenti della contrada, sfila incappucciato. La contestazione riguardò la gara gastronomica. La giuria lo relegò al quarto posto e lui alzò subito la voce, perché aveva chiamato ai fornelli il noto chef internazionale Angelo Paracucchi. Da quell’anno iniziò un continuum di dimostrazioni che avvelenarono sempre il clima quintanaro. Nel 1993, infatti, vietò l’ingresso nella suggestiva taverna dell’”hosteria del centurione”, dietro piazza Garibaldi, al presidente pro tempore della Quintana Ariodante Picuti e ad altri membri del comitato centrale. Sempre nel 1993, preparò ai giurati della gara gastronomica due uova al categamnino, facendogliele consumare su un tavolaccio della taverna, mentre lui e i suoi ospiti cenarono su una lussuosa ed imbandita tavola, con tanto di candelieri in argento. A Quintana conclusa, si barricò nella sede dell’ente, a palazzo Canditotti. Contestava i bilanci e voleva addirittura parlare con un magistrato, minacciando altrimenti di gettarsi dalla finestra del terzo piano dello stabile. Fu la goccia che fece traboccare il vaso, perché alle elezioni che seguirono alcuni mesi dopo, il popolo del rione Badia elesse al suo posto l’attuale capo console Raoul Baldaccini. Ma lui non si arrese facilmente. Continuò nella protesta fra avvocati e carte bollate. Anche di recente aveva sporto delle denunce contro l’attuale direttivo.
Gli amici: “E’ vero, era stravagante, ma dire che è pure un assassino, sembra impossibile”.
S’incontrava spesso in piazza della Repubblica, sempre in compagnia del suo cane, Red. Gli anni lo hanno appesantito. La sera la trascorreva, fino a notte tarda, nella sua locanda, dove si vantava di aver appreso da importanti cuochi internazionali l’arte della cucina.

